L’analisi dopo Scozia – Australia

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Scozia – Australia: l’analisi a quattro mani con Matteo di Alba Ovale

La storica vittoria della Scozia sull’Australia a Murrayfiled vista dalle due parti

Come per il preview, vi presentiamo l’analisi della partita Scozia – Australia vista da chi tifa per i Wallabies (Diego di AustraliaSport) e chi per i Dark Blues (Matteo di Alba Ovale).
Tiriamo anche un bilancio dei test di fine anno per le due nazionali e diamo anche uno sguardo su cosa si possono aspettare dall’immediato futuro.

Il momento chiave

Matteo: Non si può non menzionare il rosso rimediato da Kepu (che è stato squalificato per tre settimane dalla commissione disciplinar di World Rugby) ma a mio parere la “follia” del pilone australiano va messa allo stesso piano della meta marcata subito dopo da Ali Price che ha permesso ai Dark Blues di andare a riposo in vantaggio nel punteggio e nella testa.

La marcatura del mediano di mischia scozzese ha interrotto il mini-parziale dei Wallabies (con le due mete di Kuridrani), oltretutto, e dato fiducia alla Scozia che anche nella ripresa, dopo aver subito la meta del pareggio, ha saputo riprendersi in mano la gara.

Diego: certamente il rosso a Kepu ha cambiato completamente la gara. Perdere un giocatore importante è sempre un problema per ogni squadra, ma i Wallabies hanno accusato più del dovuto.
L’assenza del pilone ha avuto un effetto devastante, sia a livello di fitness della squadra, che ha subito un crollo verticale nella ripresa, sia soprattutto a livello tattico, dove l’Australia ha giocato in maniera amatoriale.

Con i se e i ma non si risolve niente, quindi inutile ipotizzare come sarebbe potuta andare a finire la gara, fossero i Wallabies rimasti in parità numerica. Fatto sta che queste situazioni, devono far parte degli schemi e della preparazione della squadra, quindi se sì Kepu è stato uno scellerato, la colpa di come la squadra non abbia saputo reagire alla sua assenza va ricercata nello staff degli allenatori.

Giocatore chiave

Matteo: Byron McGuigan, che venti minuti prima del kick off aveva sulle spalle la maglia numero 23, è stato getttato nella mischia (all’ala) da Townsend dopo il forfait di Sturt Hogg e ha avuto un impatto nel match devastante.

Byron McGuigan in meta

Due mete ad impreziosire una prestazione che resterà a lungo negli occhi di tutti quelli che hanno a cuore le sorti del rugby scozzese. La performance del trequarti dei Sale Sharks ha tolto la pressione sulle spalle dei compagni che hanno potuto metabolizzare l’assenza di uno dei migliori giocatori al mondo (Hogg) nel suo ruolo, strumentale nel gioco di Townsend, e giocare senza ulteriore tensione una gara che fin dalla vigilia era stata indicata da molti (e io sono tra questi) come una delle più importanti della storia recente del rugby scozzese.

Diego: Se ci limitiamo al periodo in cui le due squadre hanno giocato in parità numerica, Foley è stato fondamentale nella rimonta, portando i Wallabies dallo 0-10 al 12-10 grazie a due invenzioni che hanno lancaito Kuridrani in meta.

Bernard Foley dalla piazzola

Se invece vogliamo andare a cercare un altro giocatore dopo il cartellino rosso a Kepu, facciamo fatica a trovarne uno in particolare. Quando una squadra crolla è difficile trovare sopravvissuti tra le macerie.

Round up dell’autunno internazionale

Matteo: due vittorie nette e una prestazione gagliarda contro gli All Blacks rendono più che positivo il primo autunno di Gregor Townsend come head coach e lanciano le ambizioni scozzesi per un 6 Nations da protagonista.

Nel match contro i Wallabies si è visto che la Scozia ha saputo imparare dagli errori commessi nelle uscite precedenti e nonostante qualche sbavatura – leggi soprattutto ancora troppi errori di handling – e un Finn Russell a “corrente alternata”, i Dark Blues hanno conquistato un successo convincente.

Gregor Townsend artefice dei successi della Scozia

La profondità della rosa è un altro punto molto positivo, perché non va dimenticato che Toony ha dovuto fare a meno di elementi importantissimi come Richie Gray e Greig Laidlaw, solo per fare due nomi, e recuperato Maitland solo per l’ultimo test ma in generale la squadra non ha subito contraccolpi ed ha sempre cercato, contro chiunque, di imporre il proprio gioco.

Diego: due vittorie – due sconfitte per i Wallabies nel tour di fine anno. Poca gloria nelle vittorie, ottenute contro un Giappone sottotono e un Galles colpevole di troppi errori. Molte colpe nelle due sconfitte, se il 30 – 6 incassato a Twickenham ha delle attenuanti il 53 – 24 del Murrayfield non ne ha.
La squadra senza Folau ha sofferto e la scelta di usare Beale come estremo invece di Hodge non è stata ripagata.

Israel Folau, tre volte miglior giocatore australiano

La squadra ha sofferto il carattere del proprio allenatore, troppo prono alle lamentele e l’assenza di un leader in campo in grado di stabilizzare le rotta. Hooper è un grandissimo giocatore, ma non ha ancora dimostrato di essere un grande capitano.

I Wallabies sono sembrati stanchi durante il tour. Una lunga stagione di Super Rugby e di Rugby Championship hanno inciso sulle loro prestazioni. Anche Nuova Zelanda, Sud Africa e Argentina hanno mostrato segni di stanchezza durante i loro tour. Il calendario internazionale necessita di una riforma da tempo.

Uno sguardo al futuro

MatteoPer vincere il 6 Nations bisogna andare a vincere a Cardiff e Dublino e battere la Rosa in casa, oltre ad avere la meglio di una Francia un po’ allo sbando ma pur sempre avversario ostico – ricordiamo che la Scozia due anni fa ha vinto contro i Galletti per la prima volta dopo dieci anni – e dell’Italia a Roma, per il secondo anno consecutivo nella gara che chiuderà il Torneo. Non sarà facile e non credo che la Scozia sia ancora pronta per il “grande salto”, ma sono sicuro che nel 2018, per la prima volta dopo anni, i Dark Blues hanno davvero le carte in regola per riportarsi a casa la Calcutta Cup.

Mike Blair l’ultimo a aver alzato la Calcuatta Cup nel 2008

Mi aspetto ancora qualche chiamata interessante di Townsend in vista del Championship ma, salvo infortuni, non mi aspetto una rivoluzione rispetto alla squadra che ha appena chiuso la serie autunnale. Se Maitland sta bene si gioca la maglia da titolare all’ala con Lee Jones e, perché no?, McGuigan mentre Hogg e Seymour sono decisamente le prime scelte negli altri vertici del triangolo allargato. Huw Jones e Dunbar formano una coppia perfetta al centro, un gradino sotto quella formata da Russell e Price in mediana (Laidlaw farà davvero fatica a riconquistarsi il posto in squadra) e i trequarti dovrebbero essere questi.

Nel pack Marfo ha impressionato, WP Nel è uno dei migliori piloni destri al mondo e come tallonatore McInally ha fatto molto bene – Fraser Brown in panchina è un lusso che poche squadre possono permettersi, ma anche Bhatti e Zander Fagerson si giocheranno il posto nel XV. In seconda linea, con Jonny Gray che adesso è insostituibile, Ben Toolis e Grant Gilchrist (nell’ordine), mentre in terza con capitan Barclay Watson e Wilson sembrano essere i favoriti.

Diego: Nel 2018 i Wallabies ritroveranno Israel Folau (che si è preso una pausa dopo il Rugby Championship) e David Pocock (di ritorno dall’anno sabbatico) ma perderanno Stephen Moore (ritiratosi) e Sean McMahon (trasferitosi in Giappone e non più eleggibile) , fatti salvi ovviamente possibili infortuni.

Ci sono molti giovani talenti in crescita che si dovranno mettere in mostra durante il Super Rugby per poter aspirare al verdeoro. L’assenza di Moore aprirà una posizione come tallonatore e Jordan Uelese è attualmente il meglio piazzato per indossare la maglia numero 2.

Jordan Uelese in allenamento con i Wallabies

A Giugno in Australia arriverà l’Irlanda per disputare tre match che si preannunciano fondamentali. Cheika dovrà dimostrare di essere all’altezza della situazione e la federazione dovrà dimostrare che la scelta di ridurre da cinque a quattro le squadre di Super Rugby è stata quella giusta per dare alzare il livello tecnico dei Wallabies.

Dove i Wallabies necessitano maggiormente di miglioramento è in cabina di regia, non in campo, ma al di fuori. Gli exploit di Michael Cheika hanno imbarazzato l’intera nazione, i limiti del Cincinnato del Rugby australiano sono evidenti e vanno corretti. Le sue irrequietezze e il suo atteggiamento da bambino viziato a ogni fallo contro non solo sono stupidi, ma innervosiscono la squadra.

È il momento di guardare in faccia la realtà, Michael Cheika

Non dovessero arrivare risposte convincenti sul campo, la federazione si troverà costretta a rivedere la posizione del tecnico in vista dell’anno del mondiale. Arrivare a un’altra competizione iridata con un allenatore fresco in panchina, come fu in Inghilterra, nonostante i buoni risultati ottenuti nel 2015, non è ideale e non deve essere ripetuto.

Per seguire il rugby scozzese: albaovale.wordpress.com

Per seguire lo sport australiano: australiasport.org

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