Ali Williams invita, gli altri, a stare in Nuova Zelanda

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Rugby Union Ali Williams

Williams chiuderà la carriera al termine di due anni al Tolone

Uscita poco felice del campione del mondo che, dall’esilio dorato della Costa Azzurra, ricorda che il continuo passaggio di giocatori dall’emisfero sud al nord può nuocere al livello del rugby internazionale

La riflessione di Williams si basa sul fatto che i giocatori neozelandesi – e australiani – che non sono sotto contratto con le rispettive federazioni, sono esclusi automaticamente dalla nazionale del loro paese.
Per molto tempo i giocatori che si sono trasferiti all’estero o erano verso la fine della propria carriera o, per motivi vari, non avevano di fronte la prospettiva di indossare la maglia della nazionale in futuro.

Williams, campione del mondo nel 2011, si è trasferito al Tolone, dove ha trovato un forte contingente straniero e un ambiente molto abituato a gestire giocatori nei loro ultimi anni di carriera, grazie anche a un turn over impressionante.
Ora, sono giocatori più giovani ad essere attratti dalla stessa possibilità di giocare nel campionato francese, pagati ben più di quanto non lo siano in Patria, sottoposti a trasferte molto più brevi di quanto non li costringa il Super Rugby – senza parlare dell’edizione 2016, dove i giocatori dovranno andare anche in Argentina e Giappone per giocare nel girone “sudafricano”. Si tratta di giocatori nel pieno dei loro anni agonistici che molto probabilmente avrebbero la possibilità di costruire l’ossatura degli All Black o dei Wallabies al termine della coppa del mondo 2015.

View image | gettyimages.com | Ali Williams in azione in Toulon – Stade Français

Di fronte a questa possibilità Williams si ricorda come ciò possa abbassare il livello degli incontri internazionali, privati di molti campioni. Francamente un’uscita un po’ ipocrita e che il campione si sarebbe dovuto risparmiare.

Il problema comunque rimane, il campionato del Super Rugby rischia di diventare una farsa con l’inclusione di Argentina e Giappone e rischia o di implodere o di perdere la maggior parte dei propri protagonisti. Si tratta di un meccanismo che si autoalimenta, da un lato le federazioni neozelandese  e australiana non hanno i fondi necessari per pagare i giocatori allo stesso livello dei club di Top14, Top League e, in misura minore, di Premiership o Celtic League.
Per evitare ciò la SANZAR è costretta a rincorrere mercati nuovi, sottoponendo le proprie squadre a trasferte stancanti e rischiando di attrarre pochissimi spettatori negli incontri casalinghi.

Una ricetta è difficile da trovare, ma il raccomandare agli altri di stare a casa dalla propria villa in Costa Azzurra, non ci pare il metodo migliore per affrontare il discorso seriamente.

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