ANZAC Day nello sport

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ANZAC Day Australia

Domani in Australia si celebra l’ANZAC Day e lo sport lo sfrutterà al massimo

Per tutto il week end su tutti i campi di tutti gli sport la cerimonia dell’ANZAC Day precederà le partite, molte squadre indosseranno maglie commemorative e verranno raccolti fondi per i veterani

ANZAC è l’acronimo di Australian and New Zealand Army Corps, ma comprendeva non solo australiani e neozelandesi ma anche soldati provenienti dalle isole del pacifico, dall’India, dello Sri Lanka e la multinazione brigata sionista composta da soldati di origine ebraica.

L’ANZAC Day cade nel giorno in cui le truppe sbarcarono a Gallipoli, in Turchia, cento anni fa nella prima operazione bellica che vide impegnati soldati australiani e neozelandesi sotto la propria bandiera e non quella della madrepatria.

Su tutti i campi sportivi di entrambe le nazioni si celebra la ricorrenza con una rituale consolidato negli anni e che contempla la seguente ode, recitata da un veterano di guerra, spesso con la voce rotta dall’emozione e gli occhi pieni di lacrime:

“They shall grow not old, as we that are left grow old;
Age shall not weary them, nor the years condemn.
At the going down of the sun and in the morning
We will remember them.”

Da Australiano mi viene la pelle d’oca ogni volta.
Da Italiano anche.
Da nipote di partigiano ancor di più
La concomitanza della data mi ricorda i XXV Aprile vissuti da bambino, quanto antifascista era l’unica scelta possibile, e dove l’apologia di reato preveniva tanti dei deliranti discorsi revisionisti che si fanno ora.

ANZAC 25 Aprile
foto ANPI Lavagna via facebook

Ma rimaniamo in Australia (e in Nuova Zelanda), dove il motto è lest we forget, ovvero non dimenticare chi ha combattuto ed è morto in guerra, senza giudicarlo.

L’ANZAC Day presenta un’anomalia nella società australiana, solitamente né guerrafondaia né eccessivamente patriottica, soprattutto se ci si confronta con altre nazioni anglosassoni. Sì certo l’Australia Day è diventata una pacchiana ostentazione di bandiere accomodate a diventare magliette, canottiere, flip-flop, mutande, tovaglioli e quant’altro. Ma, tralasciando il fatto che si celebra pur sempre l’inizio di un’invasione, è l’unico momento in cui, il patriottismo viene ostentato, durante l’ANZAC Day non c’è patriottismo, non c’è una celebrazione dell’Australia, ma c’è un momento di riflessione e di gratitudine per chi ha perso la vita in guerra e l’episodi di Gallipoli, una sconfitta, un massacro, un’errore enorme, è significativo di come si cerchi la riflessione nell’intimità del lutto e non nella gioia della vittoria, seppur pagata con il sangue.

Ultimamente, soprattutto con il governo di centro-destra di Abbott, l’ANZAC Day è stato strumentalizzato per mitizzare chi è morto in guerra e per esaltare le imprese eroiche a scopo meramente politico per ottenere consensi nelle recenti operazioni anti-terrorismo e non per ricordare quanto atroce e dolorosa sia la guerra.

Ma rimaniamo nello sport, che la politica è altra cosa.

Nello sport tutte le squadre si rifanno al sacrificio e alle condizioni inumane sofferte dai veterani di guerra per infondere lo spirito combattivo che vorrebbero vedere in campo. Un po’ esagerato certo, ma comunque in linea con l’immagine che AFL, rugby union e league vogliono dare di se.

Sono stato una volta alla partita di AFL tra Collingwood e Essendon il 25 Aprile, sinceramente impressionante. Novantacinquemila persone in un silenzio perfetto durante le celebrazioni dell’ANZAC e poi un boato enorme per l’inizio della partita.

Tutto il pubblico segue la partita per i quattro quarti e le usuali chiamate “ball” sono assordanti, l’MCG si muove, romba e vive la partita come in quasi nessun’altra occasione, più che durante una finale, dove la metà degli spettatori sono stati invitati da qualche sponsor e sono lì solo per vedere e soprattutto farsi vedere.
La partita dell’ANZAC Day è seguita da tutti e il clima è incentivato dalla cerimonia di apertura, lo straziante Last Post, l’ode ai caduti letta da un veterano, l’inno. Tutto crea un’attesa che si scatena con l’adrenalina che scorre a fiumi.

 

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