Australian Open: andare avanti a tutti i costi?

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È il caso di annullare gli Australian Open?

Le immagini della città avvolta dal fumo stanno facendo il giro del mondo, ma cosa ci dicono i dati?

Mentre le autorità cittadine raccomandano di rimanere in casa e di limitare le attività all’aria aperta, gli organizzatori degli Australian Open fanno orecchie da mercante, suscitando numerose polemiche.

I dati di oggi danno l‘indice dell’aria nel centro di Melbourne per oggi “moderato”, con previsioni verso il fine settimana di un netto miglioramento.

Da notarsi come però la qualità dell’aria sia nettamente peggiore a pochi chilometri dalla città, 156, insalubre, a Brooklyn.

Le immagini della tennista slovena Jakupovic costretta a abbandonare l’incontro per un attacco d’asma hanno fatto il giro del mondo:

Ma, dati alla mano, com’è la qualità dell’aria di Melbourne, in confronto al resto del mondo?

I dati dell’associazione non-profit World Air Quality Index non sono lusinghieri per la capitale del Victoria, ma non sono peggiori di altre parti del mondo, come la pianura padana:

Che mostra dati ben più alti di quelli di Melbourne, o la città indiana di Pune, dove si svolgerà il prossimo torneo ATP dopo l’Australian Open:

Dove i dati sono simili a quelli di Melbourne.

Non bisogna però dimenticare che se la situazione in Australia sia dovuta a un evento straordinario, mentre nei casi emiliani e indiani non ci sono enormi roghi a causare il netto peggioramento della qualità dell’aria.

Dati alla mano, non sembrano quindi giustificate le richieste di annullare l’evento australiano, ma l’impatto del fumo nell’aria non è da trascurare.

Gli organizzatori devono fare il possibile per proteggere gli atleti e mettere in atto le misure necessarie per far giocare il maggior numero possibile di incontri al coperto, dove l’aria può essere filtrata e resa più respirabile.

Per non dimenticare che eventi simili si svolgono in condizioni ben peggiori, come le olimpiadi di Beijing…

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