Il cartellino rosso che uccide lo spirito del cricket

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Dove sta andando a finire lo “spirito del cricket”?

Dal prossimo Ottobre anche i cricketers potrebbero vedersi davanti un cartellino rosso

I sempre più frequenti comportamenti antisportivi hanno portato i guardiani delle regole del gioco del Marylebone Cricket Club a proporre l’introduzione del provvedimento.

Dal 2000 le regole del gioco hanno introdotto il concetto dello “spirito del cricket” su iniziativa degli ex-capitani dell’Inghilterra Ted Dexter e Lord Colin Cowdrey, un concetto che va al di là delle divise bianche, delle pause per il te o degli altri anacronismi che rendono unico lo sport.
Lo spirito del cricket è il legame che si deve venire a formare tra persone che condividono la stessa passione e che giocano a cricket non per battere l’avversario, ma per vincere.

Una partita di cricket è un lungo incontro tra persone, undici per parte, più due o tre arbitri, a seconda del livello, e come ogni incontro tra persone deve risultare nel trovare il comun denominatore di esse, esaltandone i tratti comuni e appianandone le differenze.
In questo il comportamento dei partecipanti deve essere il più consono possibile al rispetto reciproco e il doveroso desiderio di vittoria non deve trasformarsi in una voglia di battere a tutti i costi l’avversario e soprattutto in mancanza di rispetto per chi è chiamato a arbitrare l’incontro.

Se l’MCC, il più puro degli elefanti bianchi dello sport mondiale, si trova costretto a piegarsi all’inevitabile, è una sconfitta per tutti gli amanti di questo sport e un colpo mortale allo spirito del cricket.


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