Due Sud Africa all’orizzonte?

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Sud Africa

È su due binari il futuro del Sud Africa?

No, non parliamo delle divisioni politiche in seno all’ANC e alla politica della raibow nations, ma, riprendiamo un articolo di Ben Coles sul Telegraph, a sul possibile futuro degli Springbok e andiamo a vedere quali potrebbero essere le ripercussioni sul travagliato rugby australiano.

Coles ha intervistato il segretario generale della SARU, Jurie Roux a margine della presentazione del Pro14 a Città del Capo, e in tale chiacchierata è emerso come l’entrata di Cheetahs e Kings nella lega Celtica, non sia un’uscita d’emergenza per mantenere salda la posizione del rugby nello Stato Libero e nel Capo Orientale. I piani della SARU vanno ben oltre.

Roux è convinto che il Sud Africa possa sostenere non solo sei squadre pro, ma addirittura otto. Ciò permetterebbe a altre due compagini di entrare nella competizione Europea.
E lo scopo di tutto ciò sarebbe quello di far assaporare con maggior regolarità il gioco dell’emisfero nord a sempre più giocatori, mantenendo al tempo stesso una forte presenza nell’emisfero australe con le quattro compagini di Super Rugby e il Rugby Championship.

Nell’ottica della SARU potremo vedere in futuro due formazioni springbok, una per i test casalinghi di Giugno e per il Rugby Championship, fatta in prevalenza di giocatori di Super Rugby e una per i test autunnali fatta di giocatori del Pro14/16.

Questa strategia permetterebbe al Sud Africa di schierare in campo giocatori al meglio della condizione e in grado di rendere al meglio. I selezionatori sceglieranno i migliori per la Coppa del Mondo tenendo presente in quale emisfero si giocherà.

Un piano ambizioso ma una visione decisamente interessante, resa possibile dalla posizione geografica del Sud Africa che potrà cementare il posto degli Springbok ai vertici mondiali.

Al confronto con una visione talmente ambiziosa, l’incapacità della federazione australiana di prendere decisioni e di guardare al futuro.

Tra le grandi l’Australia è la nazionale che fatica di più. Michael Cheika ha dato una grande spinta ai wallabies nel 2015 prendendo una nazionale a pezzi e portandola al successo nel Rugby Championship e a un’insperato secondo posto mondiale. Ma si è trattato di un fuoco di paglia, il movimento è in crisi, l’Inghilterra nel 2016 ha strapazzato i wallabies 3-0 nella serie giocata in Australia e quest’anno prima la Scozia si è imposta a Sydney, poi l’Italia è andata a  un passo dal colpaccio a Brisbane.

Come potrebbe reagire l’ARU alla mossa della SARU? Da un lato mettendo alle strette i partner in SANZAAR chiedendo loro un impegno completo o di lasciare la joint venture. Dall’altro, non potendo prendere esempio, continuando con l’abbozzo di espansione a oriente che è rappresentato dall’inclusione dei Fiji Warriors nel campionato nazionale.

Fisicamente non potendo andare in Europa all’Australia restano le Isole del Pacifico, serbatoio di talento sul quale wallabies e all blacks hanno per anni costruito i propri successi, il Giappone, già parte del Super Rugby e partner ricco di contratti televisivi.


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