Prosegue l’esodo dall’Australia

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Quade Cooper Australia

Betham e Cooper gli ultimi in ordine di tempo a annunciare l’addio all’Australia

Melbourne – L’ARU, la federazione australiana, ci ha provato con il contratto flessibile per Bernard Foley, ma non è bastato, le sirene europee sono una tentazione troppo forte per i rugbisti australiani (e neozelandesi).

Così alla lunga lista di partenti si aggiungono due giocatori che ancora potrebbero dare molto al rugby locale australiano, ma che, come in altri casi, non hanno più davanti a loro l’esca del rugby internazionale, ricatto con il quale l’ARU costringe molti dei suoi talenti migliori ad accettare contratti meno lucrosi e trasferte massacranti. I giocatori che non sono sotto contratto con la federazione non possono infatti vestire la maglia della nazionale. Stesso meccanismo usato in Nuova Zelanda.

View image | gettyimages.com | Quade e Will si rivedranno in Top14

Facile sarebbe parlare di mercenari poco legati alla maglia, ma si tratta davvero di mercenari? Non sarebbe il caso di cedere oramai al fatto che ormai anche il rugby è uno sport professionistico? E che una carriera breve e legata, vedi Cruden, a episodi che possono essere determinanti vada sfruttata al meglio?
Chiunque pronto ad accusarli da dietro una tastiera, dovrebbe mettersi nei loro panni e pensarci su due volte prima di farlo. Poi, guardandosi dentro, con onestà ammettere che farebbe lo stesso.

View image | gettyimages.com | Betham in meta la settimana scorsa contro gli Hurricanes

Che Quade “l’Inutile“, sia ben chiaro con la “i” maiuscola perché tutte le cose belle e preziose, spesso, sono inutili, o che Peter “l’incompiuto” approdino in Europa è una logica conseguenza di un mercato globale e di uno sport che è entrato nel XXI secolo, ma non è un male per l’Australia.

Un giorno l’ARU (e forse anche la NZRU) si arrenderà al fatto che convocare in nazionale giocatori sotto contratto all’estero è una cosa non solo necessario per ottenere risultati sportivi ma anche il modo migliore per far crescere il rugby locale.

View image | gettyimages.com | Matt Giteau

Anche le partenze ben più pesanti in campo internazionale di Ben Mowen o Matt Giteau – che per inciso pagherei di tasca propria per rivedere in verdeoro ai mondiali inglesi – alla fine sono un bene per un movimento che deve crescere, che deve aumentare il numero di giocatori e che, dando la possibilità di andare a guadagnare molti denari all’estero, può attirare più talento dagli sport dominanti: AFL, league e ora calcio.

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