Reportage dal Croke Park

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Si ringrazia Paolo Trubiano per aver condiviso con noi la sua esperienza al Croke Park, dove ha seguito l’International Rules Series giocato questo sabato.

Mettere piede a Croke Park, tempio dublinese degli sport gaelici, è il sogno di una vita – o comunque di quella parte, della vita di chi scrive, che è stata contraddistinta dalla passione prima e dalla pratica poi di quel gioco velocissimo, affascinante e caratterizzato dal punto di vista identitario che è il football gaelico. Se a questo si aggiunge che l’occasione è l’annuale match a regole miste gaelico-australiane tra le rappresentative di GAA e AFL, la perfezione del quadro è vicina, dacché chi scrive ha amato e praticato – prima ancora di quello gaelico – il football australiano, fondando e capitanando per un breve e intenso biennio i Verona Wolverines, della lega Orules Europe di aussie rules. L’emozione e il senso di compiutezza si accentuano, infine, se a Croke Park, per l’International Rules match 2015, ci si va con i figli: a visitare il GAA Museum, a conoscere ‘da dentro’ un ambiente distante anni luce (dal punto di vista infrastrutturale, ma soprattutto culturale) dagli stadi italiani, a unirsi – ad esempio – al silenzio da brividi che accompagna la commemorazione del 95° anniversario – che ricorre proprio il 21 novembre – del primo Bloody Sunday, quando nel 1920, dentro Croke Park, la polizia britannica fece fuoco sulla folla e uccise quattordici persone, tra cui un giocatore di Tipperary, Michael Hogan, al quale è intitolata la tribuna principale dello stadio. Dalla tribuna di fronte, la Cusack Stand, chi scrive ha quindi vissuto un’esperienza formativa come poche altre, in cui passione, storia, cultura, sport e valori umani si fondono e si imprimono nella memoria e nel cuore di chi vi partecipa.

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Preceduto da un peraltro molto interessante incontro ‘international rules’, in questo caso tra Irlanda e Scozia a regole miste tra hurling e shinty, il match tra irlandesi e australiani si è disputato in un clima caldo e festoso, nonostante la temperatura polare (Croke Park can be the coldest place on Earth, on a cold night, disse il tassista che ci ha accompagnato), con non pochi sostenitori australiani presenti. Anche la pattuglia italiana era divisa equamente tra pro-GAA e pro-AFL (chi scrive tra questi ultimi), con un tricolore che si intravede a sprazzi nelle riprese di GAAGO e di RTE2.

Quest’anno il compromesso sulle regole pare abbia sortito l’equilibrio auspicato, perché spesso, in passato, un dettaglio regolamentare ha favorito in modo decisivo l’una o l’altra compagine, mentre in questa edizione il mix si è rivelato gradevole per i 38.386 spettatori presenti, grazie alla fluidità del gioco e all’incertezza sul risultato. L’Irlanda è partita forte, chiudendo il primo quarto sul 21-13 e portandosi all’intervallo in vantaggio di 20 punti (con ben tre reti da 6 punti nei primi 36’), con il punteggio da scriversi come Irlanda 3-8-1 (43) Australia 0-6-5 (23). La rappresentativa GAA ha mostrato di trovarsi molto a proprio agio con le skills australiane, in particolare il mark e il placcaggio, che non sono sembrati affatto in difficoltà a gestire – anzi, hanno fatto piuttosto meglio degli australiani con la palla tonda (prova ne siano i tanti potenziali over degli aussies che sono poi risultati behind). L’Australia non ci stava, e si riportava, con una rimonta impressionante nella terza e quarta frazione di gioco, fino a sei punti di distanza dall’Irlanda a 5’ dalla fine con un gol di Eddie Betts di Adelaide, e a soli tre a 4’ dalla sirena finale. Un behind e un’elegante conservazione del possesso di palla a colpi di ripetuti mark ha però consentito alla rappresentativa GAA di portare a casa – meritatamente – il risultato, Irlanda 3-11-5 (56) Australia 1-13-7 (52), e la Cormac McAnallen Cup. Man of the Match, Aidan O’Shea di Mayo (autore di 15 punti, 2 gol e 1 over, e di una prestazione gigantesca); GAA Medal al capitano Bernard Brogan, di Dublino, e Jim Stynes Medal per l’AFL a Harry Taylor, di Geelong. Tributo finale a Dustin Fletcher, di Essendon, richiamato da Alastair Clarkson a difendere la porta australiana per l’ottava volta, dopo che si era ritirato da ormai diversi mesi (ultima partita a maggio, la sua 400esima in AFL), notevole nell’interpretare con padronanza un ruolo ‘alieno’… sebbene con qualche uscita spericolata ma assai efficace, in piena rimonta australiana.

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I fuochi d’artificio finali e la sfilata dei vincitori attorno al campo hanno coronato una serata di sport e di festa, nel segno di due tradizioni forti e fiere, ma esemplari nel voler mettere a disposizione del pubblico e l’una dell’altra il meglio di quanto ‘prodotto’ dai propri campionati. Per chi torna in Italia, restano un’ammirazione e una passione per questi due sport realizzate e rinvigorite. All’anno prossimo, dunque, in Australia e – pare – anche negli Stati Uniti, per tornare ad essere Series e non singolo Test Match.

Si ringrazia sempre Paolo Trubiano per aver condiviso le foto (le altre le troverete sulla pagina facebook AFL Italia), oltre al racconto.

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