Rugby: Australia e Nuova Zelanda ai ferri corti

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Rugby Australia non accetta l’offerta neozelandese

Ancora una volta le union di Australia e Nuova Zelanda dimostrano la propria provincialità e si fanno male da sole. Coppa del Mondo 2003 docet.

Il Super Rugby è ormai la vittima designata del Coronavirus COVID-19, abbandonata la competizione 2020, i venticinque anni del torneo sembrano giunti al termine.

Le restrizioni ai viaggi internazionali hanno dato il colpo di grazia a un modello ormai non più amato per via delle lunghissime trasferte, delle partite a orari assurdi e soprattutto dai valori in campo diluiti negli anni.

Le radici del fallimento del Super Rugby vanno cercate nella ricerca di espandere a tutti i costi il torneo a più mercati. Una colpa che ricade un po’ su tutte le union coinvolte.

L’Australia ha fatto pressione per introdurre prima una quarta e poi una quinta franchigia, andando a ridurre il già deficitario valore delle proprie tre squadre.

Il Sud Africa ha prima spinto per l’introduzione di una sesta squadra a rotazione e poi a livello permanente

Infine tutte e tre le union hanno voluto aggiungere Argentina e Giappone alla competizione, per poi tagliare quest’ultimi dopo soli cinque anni.

Il colpo di grazia dato dal COVID-19 ha dato il via libera alle competizioni nazionali in Nuova Zelanda e Australia con le proprie squadre di Super Rugby e ha dato anche il via alle speculazioni più varie sul futuro della competizione.

I kiwi sono stati i primi a prendere l’iniziativa e hanno condotto e pubblicato uno studio chiamato Aratipu “crescita”.

La crescita neozelandese è vista dalla propria nuova posizione di partenza, il Super Rugby Aotearoa fatto dalle 5 franchigie kiwi: Blues, Chiefs, Crusaders, Highlanders e Hurricanes.

Da qui le aspettative della New Zealand Rugby Union sono di aggiungere un team del pacifico, molto probabilmente con sede alle Isole Figi per fare numero pari e di fare una magnanima apertura ai cugini al di la del “fosso” di aggiungere altre due squadre.

L’apertura neozelandese, per usare un eufemismo, è stata accolta in maniera tiepida dal capo di Rugby Australia Rob Clark.

L’invito a mandare due squadre a giocare nel torneo neozelandese non solo è stato considerato un insulto ma, fosse preso in seria considerazione, metterebbe in grande dubbio i piani di RA per il futuro.

Le due squadre scelte dovrebbero essere Waratahs e Reds, team dei due stati dove il rugby è più seguito, con Sydney e Brisbane in grado di fornire il numero di giocatori, di pubblico e ovviamente di sponsor adeguato alla “crescita” neozelandese.

Ciò vedrebbe i Brumbies, il club australiano di maggior successo nei 25 anni di Super Rugby rimanere fuori.

Vedrebbe fuori anche il club per il quale RA ha speso più soldi e fatto di tutto per tenere in vita, i Rebels e soprattutto escluderebbe i milioni del patron dei Western Force, che sono stati appena riaccolti dalla federazione grazie al Super Rugby Australia.

Con le tre squadre rimaste fuori organizzare un torneo sarebbe impossibile e il rugby professionistico sparirebbe dalle tre città.

Da qui la risposta di Clark è frutto di una chiara logica.

Rugby Australia starebbe cercando un’alternativa, riportare in vita i Sunwolves e offrire un porto sicuro ai Jaguares, lasciati nel limbo dalla sospensione del Super Rugby.

Con la probabile aggiunta di un team delle Isole Figi, già parte del campionato nazionale australiano, si verrebbe a creare un torneo di otto squadre, dal livello non altissimo e dai fondi non enormi, ma in grado di offrire una buona piattaforma soprattutto per i giovani, infatti molti dei giocatori australiani potrebbero lasciare la nazione in cerca di lucrosi contratti europei.

Un torneo del genere in Australia lascerebbe la Nuova Zelanda con una crescita minima: un sesto team fatto di giocatori del pacifico, pochi sponsor, esposizione internazionale solo in TV e un probabile esodo all’estero potrebbero far abbandonare l’idea per puntare a un National Provincial Championship allungato.

In entrambi gli scenari: due squadre australiane in Nuova Zelanda, un torneo Australiano allargato a Giappone, Argentina e Isole Figi, a perdere sarebbero sia i australiani sia neozelandesi.

Ci fosse un arbitro, sarebbe il caso interrompesse il gioco, chiamasse i due capitani e farebbe loro una bella ramanzina.

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