Rugby Union in coma

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Il futuro del rugby in Australia è in bilico

Il Rugby Union australiano potrebbe essere il primo sport vittima del COVID-19

Come nei casi ben più tristi delle persone infettate, il virus è letale per i soggetti a rischio, e il rugby union è arrivato a questa crisi già in condizioni precarie.

Facciamo un passo indietro, a inizio Marzo, quando il COVID-19 non aveva ancora fermato lo sport in Australia. Mentre NRL, AFL, cricket si trovavano in perfetta salute, il rugby union era già in pessime condizioni.

La federazione nel caos, la nazionale senza allenatore in carica, le squadre di super rugby in difficoltà, la rottura tra la “base” e la direzione di Rugby Australia, le casse di Rugby Australia vuote dopo la Coppa del Mondo e soprattutto il lucroso contratto televisivo a rischio.

Il virus ha prima fermato le attività agonistiche, poi fatto cadere la testa della CEO Raelene Castle e infine ha messo la parola fine al possibile rinnovo con FoxTel. La pay-tv australiana ha deciso di abbandonare il rugby union (e il calcio) per concentrarsi sugli sport economicamente più vantaggiosi.

Le voci che davano Optus pronta a subentrare come nuova emittente a pagamento a aggiudicarsi i diritti televisivi del rugby sono state categoricamente smentite oggi.

Senza un contratto televisivo e gli sponsor che ne derivano, lo sport professionistico è virtualmente morto.

I giocatori migliori non avranno altre possibilità che dire addio all’Australia per, forse, solo a giocare i cinque o sei test match in programma oggi anno, tra tour e Rugby Championship, dovessero cambiare le regole per vestire la maglia dei Wallabies e il calendario internazionale rimanere immutato.

L’opzione di ripiego per il martoriato 2020, il campionato nazionale, con l’aggiunta dei Western Force, diventerebbe la norma, senza i migliori giocatori le squadre Australiane non avrebbero scampo nel Super Rugby, anche dovessero i migliori All Blacks abbandonare la Nuova Zelanda.

Una competizione domestica avrebbe ben poco ritorno economico, a giudicare dal numero di spettatori che il National Rugby Championship genera ogni anno.

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