Tanti italo-australiani orgogliosi dell’azzurro

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Rugby League Italia Nazionale

Non chiamiamoli mercenari

Tutti gli italo-australiani della nazionale di rugby league sentono forte il legame con l’Italia

La recente qualificazione della Nazionale italiana di rugby league alla Coppa del Mondo 2017 ha destato interesse sia in Italia sia in Australia nei confronti del gruppo di giocatori che ha indossato l’azzurro. Sono arrivate anche alcune critiche per la mancanza di “italiani al 100%” nel gruppo. Ma si tratta davvero di una nazionale di plastica?

Noi di Australia Sport pensiamo fortemente di no.

Come molti immigrati italiani in Australia si è spesso divisi tra le due nazioni, quella d’origine e la nuova, e in occasione di un “derby” è difficile scegliere per chi tifare, non potendo spesso vincere entrambe.

L’influenza degli italo-australiani è molto grande in questo paese, e per tanti gli italiani che hanno aiutato questo paese a diventare grande non solo costruendo strade e ponti ma essendo protagonisti in uno degli aspetti che maggiormente lo distingue, l’amore per lo sport.

Italo-australiani hanno giocanto a rugby, AFL, cricket, calcio, hanno indossando con orgoglio il verdeoro, e ora ci sono casi dove le parti si sono invertite nel rugby league e, in maniera minore nell’union.

Cosa c’è di male, nulla?

Innanzitutto molti dei giocatori della nazionale di rugby league sono evidentemente di origine italiana, andando a scorrere i nomi in campo contro la Russia si trovano: Cerruto, Centrone, Castellaro, Campese, Ghietti, Parata, Santi, Tramontana, Tramonte, Pagani, Celerino, Calegari. Senza dimenticare che il cognome viene passato solo dal padre, restano ancora dei dubbi sulle loro origini italiane?

Se è innegabile che la maggior parte dei giocatori porti nel proprio cognome la prova della loro italianità, è altrettanto vero che si tratta di ragazzi nati e cresciuti all’estero che in alcuni casi non hanno mai visto l’Italia. Ma l’orgoglio e la dedizione con cui vestono e si battono con la maglia azzurra sono encomiabili.

E qui veniamo al secondo punto, essi non lo fanno solo per interesse personale nella ricerca di una partecipazione a una competizione internazionale, i loro sforzi servono a altri scopi: rendere la Coppa del Mondo uno sport realmente globale e a divulgarlo in Italia, nella speranza che in futuro ci possano essere giocatori nati e cresciuti in Italia.

Facendo un discorso più ampio si potrebbe poi discutere di quanto valga al giorno d’oggi, in un mondo sempre più globale e interconnesso, il concetto i nazionalità e dove lo si voglia fermare.
Ma noi vogliamo concentrarci sullo sport e sulla sua componente unificatrice e non su questioni che esulano gli 80 minuti di festosa battaglia che vogliamo vedere in campo e siamo grati a questi meravigliosi italo-australiani per la loro dedizione alla maglia azzurra.


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