Tempo scaduto per Cheika?

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Dopo l’ottava sconfitta negli ultimi dieci incontri Cheika traballa

Non ha più senso dare ancora credito a un allenatore in chiara crisi di risultati, i Wallabies devono cambiare guida

Quando Michael Cheika fu chiamato alla guida dei Wallabies, moderno Cincinnato ovale, fu in grado di cambiarne immediatamente le sorti dopo la deludente guida di Ewen McKenzie, introducendo anche la cosiddetta “Giteau’s law”, che gli ha consentito di richiamare in nazionale anche giocatori non sotto contratto con Rugby Australia.

Matt Giteau e Drew Mitchell hanno subito portato l’Australia alla conquista del Rugby Championship nel 2015 e alla finale della Coppa del Mondo. Due risultati inattesi alla vigilia.

Mitchell e Giteau con l’ultimo trofeo dei Wallabies

Ma i suoi risultati da lì in poi sono stati al di sotto delle aspettative.

I Wallabies hanno perso le serie casalinghe contro Inghilterra (2016) e Irlanda (2018), hanno perso in casa contro la Scozia (2017), sono stati umiliati al Murray Field per 53–24 (test autunnali 2017), hanno incassato sconfitte pesanti contro la Nuova Zelanda 34–54 e 13–38 a Sydney (Rugby Championship 2017 e 2018), 40–12 a Auckland (Rugby Championship 2018), sono stati sconfitti in casa dall’Argentina (ancora Rugby Championship 2018).

Senza dimenticare che alcune vittorie, citiamo quelle contro il Sud Africa (Rugby Championship 2018) e contro l’Italia (2017), sono arrivate con poca gloria.

I Wallabies sono passati dal secondo al settimo posto nei ranking di World Rugby e rischiano di perdere ancora terreno in caso di una nuova sconfitta contro l’Argentina nell’ultima giornata del Championship.

Insomma i Wallabies di Cheika non si sono coperti di gloria, ma ciò che irrita di più in questa spirale verso il basso è l’atteggiamento dell’allenatore, incapace di motivare mentalmente la squadra anche respingendo sempre le responsabilità.

A parola del loro allenatore c’è sempre stata una scusa, un’attenuante, un episodio, o una serie di episodi, causa delle sconfitte dei Wallabies, mai una parola per l’avversario vincitore, ma sempre un’introspettiva sterile nelle conferenze stampa di Cheika.

I Wallabies hanno mostrato una grande fragilità nelle due partite contro gli All Blacks, un atteggiamento perdente che stride con quanto fatto vedere dagli Springbok nella loro storica vittoria a Wellington.

Se a ciò si aggiunge un’instabilità nella formazione quasi cronica e la tendenza a schierare giocatori fuori ruolo, l’Australia, vista da fuori, è allo sbando.

Con la Coppa del Mondo 2019 alle porte e un tour autunnale che rischia di essere un nuovo momento d’imbarazzo per i Wallabies, è il momento di cambiare.

Ciò di cui necessitano di più i Wallabies al momento è infatti un cambio di mentalità e una maggior concentrazione durante gli 80 minuti di gioco.
Un cambio che Cheika non è in grado di garantire.

Per fortuna in Australia c’è già un allenatore in grado di prendere le redini della nazionale: David Wessels.

Wessels è cresciuto all’ombra di Jake White, che sarebbe stato a sua volta head coach dei Wallabies, se non fosse prevalsa la scelta autarchica che portò Cincinnto Cheika alla guida dalla nazionale.

White, merluzzo del Sud Africa, adotta schemi di gioco che richiedono più tempo d’adattamento, forse la reale motivazione della scelta contro di lui alla guida dei Wallabies.
Wessels, con la faccia e il fisico di un professore capitato per caso su un campo da rugby, al contrario del suo antico mentore, ha dimostrato di saper adattare i propri schemi ai giocatori a disposizione, e soprattutto di cambiarne l’atteggiamento molto velocemente.
Inoltre Wessels ha dimostrato un’altra fondamentale qualità, quella di sapersi circondare di collaboratori competenti e in gradi di guardare oltre le H per il bene della squadra.


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