Wallabies, non chiamiamolo miracolo

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Rugby Union - Australia - Kuridrani

La vittoria dei wallabies a tempo scaduto non ha nulla di miracoloso

La meta di Kuridrani, dubbia, è giunta al termine di un secondo tempo dove l’Australia ha dominato la partita

In un modo o nell’altro, all’ottantaduesimo minuto Tevita Kuridrani è riuscito, o meno, a schiacciare l’ovale in meta, nonostante un disperato tentativo di Shalk Burger di impedirglielo. Un’immagine che è la fotografia della seconda frazione di gioco degli Springbok. Il Sud Africa dopo aver segnato la meta del 20-10 con l’ottimo esordiente Kriel al quarto minuto di gioco, è sparito dal campo, complici gli infortuni, le sostituzioni e la tenacia dei Wallabies, ha tentato di rimanere in partita con i denti, come un pugile all’angolo, ha rubato un numero impressionante di palloni in mischia aperta, ma ha sofferto troppo, ha addirittura perso la mischia in più occasioni e alla fine ha giustamente dovuto arrendersi.

L’Australia del secondo tempo, invece, la si può riassumere tutta in questa foto di Matt Giteau, insanguinato, scosso ma deciso più che mai a vincere:

Il campione australiano, tornato in nazionale grazie a una regola fatta quasi apposta per lui, ha sofferto a tratti il ritmo elevato del gioco dell’emisfero sud, ma ha sempre dato il 100% per la squadra. E come lui tutti gli altri wallabies, nessuno escluso, hanno lottato al meglio delle proprie capacità per riagguantare una partita che sembrava scappata di mano.

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