Western Bulldogs nella storia

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AFL Western Bulldogs GWS Giants

Classe operaia in paradiso

Nel perfetto banner dei Bulldogs a inizio partita la somma di questa partita: “Our club was born in blood and boots, not in AFL focus groups”(*)

Da un lato si sono scontrati il club voluto a tutti i costi dall’AFL, viziato dai dirigenti nazionali e aiutato in ogni modo per tentare di sfondare nel mercato dell’ovest di Sydney dove rugby league e calcio la fanno da padroni e dall’altro il club meno vincente della storia della lega, coesivo nel tessuto sociale dell’ovest di Melbourne, amato all’inverosimile dai propri fedeli supporter e un po’ da tutti per la tenacia dimostrata nella sua travagliata storia.

Bob Murphy al termine della partita

La terza partita in trasferta vinta e la qualificazione per la Grand Final è arrivata con molto sudore e molta fatica e, a riassumere la storia del club, contro il fato che li ha privati del ruckman Jordan Roughead a metà del secondo quarto.

Rispetto alle vittorie su West Coast e Hawthorn, partite favorite, così come i Giants, i Bulldogs hanno dovuto lottare fino all’ultimo. Nel terzo quarto, invece di sbaragliare gli avversari, ne hanno subito il ritorno, passando dal +9 con cui si era conclusa la prima metà di gara a un -11 al 23mo minuto.

Nell’ultimo quarto, dopo il massimo vantaggio raggiunto dai Giants, +14, grazie a Toby Greene, i Bulldogs hanno reagito immediatamente con Tory Dickson e si sono poi accampati nei cinquanta metri avversari, segnando 3 behind consecutivi fino al gol di Bontempelli che ha dato nuovamente loro il vantaggio.
Zane Cordy ha allungato a +7 concludendo una rimonta tremenda che ha visto i Giants alle corde come mai in questa stagione.

The Bont segna il calcio del sorpasso

Una serie di behind per entrambe le squadre ha messo a dura prova le coronarie di entrambi i sostenitori. Sul pareggio a cinque minuti dal termine Jack Macrae ha calciato un goal importantissimo per i Bulldogs. Per i Giants Devon Smith al contrario non è riuscito un minuto dopo a trasformare in sei punti un ovale che è diventato sempre più pesante secondo dopo secondo.

Altrettanto è capitato a Tory Dickson a tre secondi dalla sirena finale, ma il suo calcio sarebbe potuto finire sulla luna per quanto sarebbe importato, oramai il match era vinto e i Bulldogs avevano iniziato a piangere di gioia.

Lacrime che sono proseguite negli spogliatoi che si sono riempiti di volti rugati di campioni del passato che non hanno mai avuto al gioia di arrivare in finale, come Tony Liberatore, padre di Tom e leggenda del club.

Liberatore e Bontempelli alla sirena finale

I Bulldogs tornano sul palcoscenico più importante dopo 55 anni dove troveranno i Sydney Swans che hanno a lungo avuto il triste record del maggior numero di campionati senza una vittoria. Sarebbe un degno finale della favola che sono i Bulldogs 2016 se fosse ora il loro turno a alzare la coppa.

I cocchi dell’AFL a testa bassa

(*) “il nostro club è nato tra fango e sudore, non in una riunione dell’AFL


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