I Western Force ancora una volta imbarazzanti

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Per la seconda partita consecutiva i Force concedono più di 40 punti in casa

Le continue prestazioni sotto-standard dei Western Force sono un campanello d’allarme per l’ARU

La squadra di Perth ha incassato l’ottava sconfitta in nove partite, peggior risultato del Super Rugby 2016.
In settimana l’allenatore, Michael Foley, ha affermato di non credere di aver perso lo spogliatoio, ma dopo il 13-49 subito dai Tahs e il 20-42 di oggi contro i Bulls, il campo parla chiaro, e le sue prestazioni in panchina sono peggiori di quelle di Graham, l’allenatore di Reds licenziato a inizio stagione. Se si aggiunge poi che i Force hanno segnato una meta fortunosa allo scadere quando il risultato era oramai in cassaforte per gli ospiti, il risultato odierno è ancor più umiliante.

Peggio di Graham: Michael Foley

Dopo l’exploit della stagione 2013, i Force sono tornati ai bassi livelli di un tempo e ora l’ARU deve prendere una decisione su cosa fare con la franchigia meno amata della conference australiana.

I Western Force infatti non sono mai stati i figli prediletti dell’ARU, nati più per un bisogno logistico e di mercato: Perth è la tappa naturale nei viaggi tra Australia e Sud Africa e ha un forte contingente di espatriati sudafricani, la capitale del Western Australia non è mai stata una roccaforte del rugby.

Storicamente lo sport giocato in Western Australia è il football australiano e il rugby è uno sport di nicchia ancor meno popolare che in Victoria, altro stato tradizionalmete legato allo sport tipicamente aussie.

Già sono circolate voci di uno spostamento della squadra a Sydney, città più rugbistica d’Australia, ma la vera domanda è se una quinta squadra abbia veramente senso per l’ARU. I derby dei poveri non portano spettatori agli stadi e venire messi sotto con regolarità disarmante dagli avversari neozelandesi o sudafricani non è una strategia di marketing vincente.
Meglio pochi ma buoni, meglio tornare a quattro squadre, rafforzate e con un serbatoio di giocatori maggiore, in grado di far fronte agli infortuni di un campionato massacrante che con viaggi intercontinentali a ripetizione sta alienando i giocatori al di fuori del giro della nazionale che preferiscono di gran lunga Francia o Inghilterra a una lounge di aeroporto.

Dai Force in passato sono passati grandi giocatori: Sharpe, Pocock, Giteau, O’Connor, Cummins. È ora il momento di chiudere il capitolo e aprire uno nuovo prima che sia troppo tardi per il rugby australiano.


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